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Decaro: “Le cose cambino o l’Italia rischia di diventare un Paese senza sindaci”

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Come Anci “non abbiamo mai messo in dubbio l’azione della magistratura. I sindaci chiedono che nelle norme sia definito il confine delle loro responsabilità. Non si può essere responsabili per qualunque cosa accada nella propria comunità. I partiti, il Parlamento e il governo devono farsi carico di questa questione perché se le cose non dovessero cambiare, l’Italia rischia di diventare un Paese senza sindaci. E non credo, sinceramente, possiamo permettercelo”. Così Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Associazione nazionale Comuni italiani, in un’intervista a “La Stampa”.

State organizzando una manifestazione? “Il prossimo 7 luglio l’Anci ha convocato un consiglio nazionale a Roma e tra gli argomenti all’ordine del giorno ci sono le nostre proposte al governo e al Parlamento per definire in maniera più precisa i contorni, non solo della norma sull’abuso d’ufficio, ma di tutte quelle leggi sulle responsabilità che spesso ricadono indiscriminatamente sui sindaci. Non chiediamo l’abolizione dei reati, questo deve essere chiaro. Non vogliamo l’immunità né l’impunità. Vogliamo solo lavorare serenamente e non avere sempre paura della nostra stessa firma”.

“È certamente vero -argomenta Decaro- che oggi i sindaci spesso sono ingessati nella logica dell’adempimento formale che limita fortemente sia la capacità di governo delle proprie comunità, sia l’espressione della diretta rappresentanza rispetto ai cittadini che li eleggono. Per fortuna esiste anche un’Italia che come Anci ci piace raccontare e rappresentare, fatta di sindaci ‘ribelli’, eletti al di fuori di qualsiasi logica di burocrazia partitica, anzi spesso ne sono l’antitesi”.

A detta di Decaro, “lo Stato è arrivato addirittura a ridurre fino al 20% del totale le entrate in favore dei Comuni. Per fortuna nelle ultime leggi di bilancio c’è stata una graduale inversione di tendenza che ci vede recuperare 560 milioni ogni anno. Siamo inoltre impegnati nella costituzione di un primo fondo perequativo finanziato dallo Stato che prevede un ammontare crescente nel prossimo quinquennio finalizzato a interventi sul sociale”.

“La rappresentanza territoriale -insiste il sindaco di Bari- è un tema di estrema attualità che deve essere al centro dell’agenda politica del Partito democratico così come delle altre forze politiche che intendono misurarsi con il consenso elettorale. Non credo il Pd possa permettersi di attendere il prossimo congresso per affrontarlo”.

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