Il debito verso l’Europa è cosa buona o no?

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In tempi di recovery il dibattito sui fondi europei e sulla loro sostenibilità è centrale.
L’Europa ha deciso di prestare e donare varie decine di miliardi di euro ai paesi membri di cui una porzione cospicua è destinata all’Italia. Ci dicono trionfalmente tutti i media che questi soldi rilanceranno la nostra economia maciullata dal covid.
Punto primo: sono loro che dicono cosa ne dobbiamo fare; non è tanto regolare tant’è che il debito pubblico italiano (ma anche di tutto il resto del mondo) non è condizionato dalla destinazione. I prestiti “di scopo” come quelli con i quali si sono costruite in Italia le autostrade o la siderurgia, sono orami un ricordo che nessuno sembra voler rinverdire forse per avere le mani libere. Ma l’Europa -che ha il merito di rispolverare quell’ottimo sistema- riesce a farlo diventare pessimo trasformandolo in veicolo di imposizione autoritaria proprio perchè la destinazione del debito è imposto al debitore! Infatti il debitore in questo caso non è il risparmiatore che liberamente deciderebbe se sottoscriverlo o meno ma il contribuente che sarò chiamato a pagare in ogni caso sia esso povero o ricco, giovane o vecchio.
Punto secondo: se con un paio di centinaia di miliardi si rilancia l’Italia con i mille e settecento che sono parcheggiati sui conti correnti italiani in attesa di trovare una collocazione profittevole, possiamo mettere in sicurezza tutti i nostri discendenti fino alla centesima generazione!!! Ma non se ne parla!
Punto terzo: i paesi mediterranei che hanno avuto un colpo fortissimo dal Covid possono permettersi il lusso di nuovo debito? Hanno essi diritto ad invocare la solidarietà europea? Certamente no, perché nessuno dimentica che anche prima della pandemia le cose non andavano nel verso giusto e nulla fa presagire un cambio di rotta.
L’errore sta nei paesi mediterranei che si sono messi in una situazione così svantaggiosa: mai la politica si deve mettere nelle condizioni di chiedere. È evidente che la posizione di debolezza sarà utilizzata contro il debole; i paesi forti non escono dall’euro solo perché hanno interesse a rimanere nella moneta unica assieme ai paesi deboli per poter beneficiare di un cambio verso dollaro o yen o yuan più favorevole prodotto proprio dalla debolezza dei paesi poveri.
Quindi non v’è via di uscita e ritorneremo per anni sempre su questi temi a meno che i debiti dei paesi membri verso la BCE non saranno annullati cioè riconosciuti irredimibili.
Ma i paesi mediterranei hanno fatto un altro errore enorme: mantengono un debito di fatto eterno ma con scadenze ravvicinate; è un evidente non senso! devono ridenominarlo e allungare le scadenze su base volontaria modificando e rafforzando le garanzie. Diversamente saranno sempre sotto schiaffo. Lo faranno mai? Impossibile solo per la insipienza evidente delle classi dirigenti politiche e tecniche.
Che fare? La gente attende un cambio drastico di paradigma che riesca a mettere assieme le due componenti che non possono stare assieme: i mediterranei non vogliono essere e vivere disciplinatamente come i tedeschi mentre i nordici non vogliono pagare i nostri conti.
Come abbiamo detto la soluzione c’è ma è fuori dai parametri vecchi e falliti.

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