Porto di Taranto, i sindacati: “La Provincia favorisce la concorrenza sleale”

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La decisione della Provincia di Taranto di subordinare l’attività di carico e scarico di merci polverose da parte delle imprese portuali sulle banchine pubbliche del porto di Taranto ad una specifica autorizzazione alle emissioni, ha determinato una “condizione di confusione generale”. Inoltre “ha innescato un sistema di concorrenza sleale tra gli stessi porti pugliesi, dove le lavorazioni che non si possono fare a Taranto sono invece possibili a Manfredonia o a Brindisi, determinando situazioni quanto meno imbarazzanti destinate, inevitabilmente, a incidere sui già precari livelli occupazionali”. Lo dicono i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Taranto insieme alle rispettive federazioni dei trasporti.

Sebbene la Provincia, dopo due vertici con le parti interessate, abbia “congelato” la disposizione fortemente contestata dagli operatori del porto -questo in attesa che si pronuncino Regione Puglia e ministeri della Transizione ecologica e delle Infrastrutture già investiti del caso-, i sindacati sostengono che “al momento, in difetto di una regolamentazione transitoria, le aziende risultano esposte a possibili controlli da parte degli organi ispettivi che agirebbero in un contesto normativo incerto ed in via di definizione”.

Per i sindacati, bisogna uscire dall’incertezza circa le attività di scarico che possono farsi nel porto. “L’ambito della portualità -rilevano- è uno dei maggiormente promettenti dal punto di vista della produzione di reddito e di occupazione”. Di qui l’invito al presidente della Provincia, Giovanni Gugliotti -la Provincia è l’ente che ha la delega all’ambiente da parte della Regione- “ad effettuare un immediato intervento tecnico assumendo le giuste ed opportune determinazioni al riguardo”.

Bisogna regolamentare “la fase transitoria” in attesa delle decisioni regionali e ministeriali, dicono. Anche perché, concludono i sindacati in riferimento alle tante crisi aperte, esiste già una “complessa situazione che vive il territorio da più di un decennio”. E nella stessa area portuale “la Taranto Work Port Agency è chiamata a smaltire a tutt’oggi, oltre 400 esuberi di lavoratori a seguito della cessazione di attività della TCT, il cui trattamento di integrazione salariale è in corso di scadenza” e “la sua vigenza è fissata alla fine dell’anno in corso”.

 

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