I sindacati: “Il traffico del Porto di Taranto si sposta su Brindisi e Manfredonia”

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Il fatto che per scaricare le merci polverose dalle navi alle banchine pubbliche sia stata introdotta, nel porto di Taranto, una specifica autorizzazione alle emissioni per le imprese portuali sta creando “diversità di applicazione delle norme tra le varie Autorità portuali, tanto che i traffici vengono spostati nei porti di Manfredonia e di Brindisi, creando così competizione sleali tra realtà portuali che insistono nel territorio regionale”.

Con una lettera inviata oggi a Regione Puglia, Provincia di Taranto e Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto, i sindacati Cgil, Cisl e Uil evidenziano quella che ritengono una “anomalia” che ha messo il porto e le imprese portuali in uno stato di incertezza.

Il fatto che la Provincia di Taranto, competente in materia ambientale, non abbia ritirato il provvedimento specifico ma attenda indicazioni dai livelli regionali e ministeriali cui il caso è stato prospettato, non è ritenuto sufficiente dai sindacati. Che ora chiedono “che la Regione Puglia valuti l’opportunità di ritornare ad essere autorità competente in materia per una omogeneità di applicazioni delle norme sull’intero territorio regionale”.

In sostanza, si sollecita da parte delle confederazioni di togliere alle Province la delega ambientale per farla tornare di competenza della Regione “atteso che qualunque decisione in merito – si evidenzia in merito alla questione porto di Taranto – interesserebbe di fatto l’intero sistema delle Autorità di sistema portuali”. I sindacati evidenziano che la nuova disposizione della Provincia di Taranto “per movimentazione di materiali polverulenti alla rinfusa in ambito portuale, sta determinando il blocco delle attività per le imprese interessate, nonché ripercussioni lavorative sui rispettivi dipendenti”.

“Il presidente della Provincia -proseguono i sindacati- ha informato le organizzazioni sindacali e le aziende operanti in ambito portuale, di aver investito della problematica gli organi dell’amministrazione centrale (ministero della Transizione Ecologica, ministero delle Infrastrutture) e periferica (Autorità di sistema portuale di Bari e di Taranto), oltre alla Regione Puglia, ente titolare delle competenze in materia ambientale che, però, da tempo su tale materia ha delegato le Province”.

“In sostanza -affermano le confederazioni- la Provincia ha chiesto che venga chiarito, in maniera definitiva, il regime autorizzatorio da utilizzare per le lavorazioni di tali materiali, uniformando, così, i comportamenti sugli scali sull’intero territorio nazionale. Non ha accolto, invece, la proposta formalizzata dalle organizzazioni sindacali tesa a disciplinare la fase transitoria, in attesa della definizione della questione posta all’attenzione degli organi nazionali”.

Anche se le nuove regole della Provincia di Taranto valgono solo per le banchine pubbliche e non per quelle dell’ex Ilva, dove si scaricano ingenti quantitativi di materiali polverose (esempio, tutte le materie prime per la produzione dell’acciaio) e comunque l’ex Ilva ha gia’ tutte le autorizzazioni ambientali essendo stabilimento industriale, le rinfuse solide sono comunque un aspetto importante dell’attività del porto di Taranto

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