Il futuro del credito è cominciato

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Il debito è costituito da due poste: la quota capitale e la quota interessi, che sono teoricamente molto differenti e quindi da trattare in modo diverso.

La ratio della norma introdotta al comma 246 della Legge 190/2014 recitava proprio questo principio: la scelta di restituire la quota capitale deve essere una facoltà del debitore, mentre è da salvaguardare la remunerazione del capitale che è costituita dalla quota di interesse. Era una operazione “filosofica” nel senso che esprimeva un modo nuovo di trattare il “debito”, che diventa una opportunità piuttosto che il male da combattere.

In tal senso ogni debito diventa un’opportunità per tutto il sistema economico e finanziario.

Da sempre il sistema delle banche si rifiuta di incentivare, chi paga solo parte delle rate. Mentre dal giorno in cui fu introdotto il comma 246 se ne dovette parlare; la parte conservatrice della politica italiana pensò, per farlo “digerire” al sistema tecnocratico dei palazzi ministeriali, di imporre l’istituzione di un tavolo di confronto tra mondo bancario ed associazioni delle imprese e di consumatori per la nascita di un accordo che fu battezzato “Accordo sul credito”.

Ai tavoli preparatori di quell’accordo venne fuori tutto il limite del sistema bancario, quello delle imprese e dei consumeristi, i quali non avevano mai ipotizzato un concetto innovativo di debito come opportunità; lo facemmo noi in quella occasione storica ed al tempo stesso “clandestina” perché non fu pubblicizzata a dovere dai principali canali di comunicazione anzi in alcuni frangenti fu anche avversato, come se stesse favorendo una parte del sistema piuttosto che l’altra. Ci furono alcuni che gridavano allo scandalo accusandoci di agevolare le banche. Altri che, all’opposto, dichiaravano che esponeva troppo al rischio di insolvenza e quindi la norma andava limitata solo ai più bisognosi.

Invece in pochi capirono che il nuovo principio faceva vincere tutti se applicato nella sua interezza, ovvero nella piena facoltà del debitore di poter decidere di restituire o meno la sorte capitale e continuare a corrispondere gli interessi.

Chiaramente, come sempre accade, ai tavoli erano presenti in tanti e molti altri ne seguivano le disquisizioni tramite i loro corrispondenti che riportavano altrove le notizie. E si sa… le notizie e le idee innovative corrono più del vento.

Tanto che alcune istituzioni finanziarie non si sono poste nessun limite né legislativo, né di forma ed hanno fatto propria l’idea tanto da applicarla ai propri clienti ed a tutti i finanziamenti in corso.

È necessario che quella rete di relazioni si faccia viva e si palesi sia all’estensore materiale della norma che al suo ispiratore, al fine di intraprendere ulteriori azioni e collaborare alla realizzazione di un percorso politico che faccia di questo principio l’atto fondante di un nuovo ciclo innovativo della politica economica e finanziaria del nostro paese e, chissà, anche del mondo intero.

Perché ci sono le condizioni per presentare tante altre innovazioni a partire da tale principio così tanto semplice quanto complesso nelle sue ulteriori declinazioni, per le quali è necessario discutere e confrontarsi sui diversi canali di comunicazione e di discussione.

FRANCESCO CARIELLO

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