Mafia, la Dia lancia l’allarme. Nel foggiano è emergenza nazionale

79 Visite

C’è una zona rossa di allarme mafioso: Foggia. Secondo la Relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia al Parlamento il fenomeno mafioso nel foggiano desta un tale allarme sociale da qualificarsi come “emergenza nazionale”.

“Gli altalenanti rapporti di conflittualità e alleanze che contraddistinguono la criminalità organizzata pugliese intesa quale somma di differenti costellazioni mafiose -si legge nella relazione- continuano a rappresentare il leitmotiv delle dinamiche criminali nella Regione”.

Un contesto mafioso “in continua evoluzione della regione dove le tensioni sono da ricondurre non solo ai contrasti tra clan antagonisti ma anche a frizioni interne e talvolta anche a mutamenti repentini dei rapporti di alleanza”. E “peraltro anche in Puglia l’attuale situazione economico-sanitaria causata dalla pandemia Covid-19 ha profondamente inciso sulle strategie criminali dei clan sempre pronti a consolidare il proprio consenso sociale sul territorio”.

Al di là dell’emergenza sanitaria, si registra un’evoluzione imprenditoriale trasversale che caratterizza in generale la mafia pugliese e quella foggiana in particolare. “L’infiltrazione mafiosa nel tessuto imprenditoriale si riscontra anche nell’azione delle mafie foggiane che – sottolinea la relazione della Dia – appaiono capaci di stabilire interconnessioni tra loro attraverso l’adozione di modelli tendenzialmente federati in grado di influenzare le dinamiche criminali non solo nelle aree del Gargano e dell’Alto Tavoliere ma anche in altre regioni e in particolare in Molise e in Abruzzo”. Quindi “ricalcando il percorso evolutivo della ‘ndrangheta i clan foggiani si sarebbero mostrati capaci di stare al passo con la modernità pronti a cogliere e sfruttare le nuove occasioni criminali offerte dalla globalizzazione”.

“In questi termini -avverte la Dia- il fenomeno mafioso foggiano desta maggior allarme sociale tanto da essere considerato dalle Istituzioni, soprattutto negli ultimi tempi, un’emergenza nazionale”. Già il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, aveva definito la mafia foggiana come “il primo nemico dello Stato” nel corso dell’intervento tenuto presso l’Università di Foggia il 27 gennaio 2020 e più recentemente in occasione della conferenza stampa del 16 novembre 2020 relativa all’inchiesta “Decimabis”.

Un “salto di qualità” della società foggiana che tra affari criminali e politico-amministrativi appare sempre più come una mafia “camaleontica” capace di essere insieme rozza e feroce ma anche affaristicamente moderna con una vocazione imprenditoriale. E -sottolinea la Dia- “proprio al fine di esercitare il controllo capillare di ogni settore economico-produttivo cittadino la lungimiranza della società foggiana ha puntato a consolidare un asse trasversale fra le tre batterie di cui si compone (Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese), così realizzando una struttura operativa in senso criminale alla quale si accompagna quella economico-imprenditoriale che annovera non solo imprenditori collusi ma anche commercialisti e professionisti di varia estrazione nonché appartenenti alle istituzioni”.

Sotto questo profilo “anche nell’area garganica nel solco della mafia agro-pastorale ha messo le radici una criminalità modernissima la cui misura di infiltrazione è data dai provvedimenti di scioglimento dei consigli comunali di Monte Sant’Angelo, Mattinata e da ultimo Manfredonia”, dove il 9 febbraio 2021 il Consiglio dei Ministri ha deliberato infatti la proroga, per sei mesi, dell’affi damento della gestione dell’ente ad una commissione straordinaria.

“Fra gli strumenti di penetrazione nei gangli vitali della società civile -annota infine la Relazione- senza dubbio il capillare e sistematico racket estorsivo è quello che consente ai gruppi criminali di perseguire scopi di più alto profitto”; e “nello scenario criminale pugliese non solo a Foggia si rileva il passaggio da un modello tradizionale di racket a uno molto più subdolo e insidioso in cui è sufficiente la forza intimidatrice promanante dalla solo appartenenza degli aguzzini al vincolo associativo per piegare il territorio al controllo mafioso”.

Promo