“Taranta non sia solo Festival e Concertone”, appello alla Regione Puglia

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Si dia vita ad una riflessione sull’operato della Fondazione La Notte della Taranta modificando il suo statuto prevedendo “esplicitamente una percentuale minima del bilancio annuale (ad esempio il 30%) da destinare a progetti culturali che non siano il Concertone e il relativo festival”. È soltanto una delle richiesta contenute nell’appello rivolto al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e all’assessore alla Cultura e al Turismo Massimo Bray, da membri della cultura e dello spettacolo tra cui Andrea Carlino, Lele Marchitelli, Guido Ruotolo, Paolo Pagliaro, Sandro Cappelletto a Ferdinando Blasi.

“Nelle serate del 28 agosto e del 4 settembre scorsi – si legge all’inizio dell’appello – la ‘deriva’ commerciale e televisiva della Notte della taranta, che aveva trovato un suo primo momento apicale nel 2019, con la sconcertante presenza, come ‘presentatori’, della soubrette Belen Rodriguez e del suo compagno (di allora) Stefano De Martino – ha segnato forse il punto più basso nel baratro della mercificazione e dello snaturamento della cultura immateriale salentina”.

Per la manifestazione, “in breve colonizzata (in senso proprio) dalla Rai”, i firmatari dell’appello chiamano in causa la “Fondazione Notte della Taranta, istituto che impegna una percentuale cospicua del budget regionale per lo spettacolo dal vivo, e di fatto controllata dall’ente regione e comuni della Grecìa salentina, che dunque ne condividono anche le responsabilità gestionali. Innanzitutto, sarebbe auspicabile un’operazione volta alla trasparenza sul piano dei rapporti contrattuali con l’emittente televisiva”.

Fra gli “obiettivi prioritari della Fondazione dovrebbero esserci la creazione e la gestione di una biblioteca e di un archivio multimediale dedicati alla musica salentina e al tarantismo, da mettere a disposizione, con le competenze adeguate, di cittadini, studiosi e appassionati” e va “ricostituito un Comitato Scientifico autorevole e messo in condizione di svolgere dignitosamente i propri compiti”, affermano i firmatari dell’appello.

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