A Foggia si vendemmia sui terreni confiscati alla criminalità

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Un vino di pregio non solo perché potrà sfoggiare il riconoscimento Igp (Indicazione geografica protetta) ma perché l’uva da cui sarà ottenuto ha affondato le sue radici in sette ettari di terreno che hanno un passato che racconta di mafia. Perché la terra su cui sono piantati vigneti che daranno Lambrusco e Sangiovese, apparteneva alla criminalità organizzata di Cerignola (Foggia) mentre oggi ha il nome di Michele Cianci, ucciso a Cerignola il 2 dicembre del 1991 per essersi opposto a un tentativo di furto nel suo negozio.

La vendemmia è appena iniziata grazie a braccianti e operatori dell’associazione temporanea di scopo “Le terre di Peppino Di Vittorio” composta dalle cooperative sociali Altereco (in qualità di ente capofila), Medtraining e il centro di servizio al volontariato di Foggia.

“Stiamo raccogliendo l’uva da vino che ci porterà a realizzare un vino rosso Igp Puglia e ci permetterà di promuovere le attività di inclusione sociale e lavorativa che portiamo avanti -spiega Vincenzo Pugliese, presidente della cooperativa sociale Altereco-. Sul bene “Michele Cianci” sono impegnati tanti lavoratori che provengono da situazioni di disagio, alcuni dai percorsi di giustizia riparativa e questo è importante perché i beni confiscati alla mafia sono luoghi dove si accoglie e si offrono opportunità concrete di riscatto sociale, sono luoghi che tornano alla collettività anche attraverso questo tipo di percorsi”.

Si tratta di un’esperienza di agricoltura sociale e di inserimento lavorativo che punta a favorire una piena inclusione socio-occupazionale delle persone che vengono da situazioni di svantaggio: migranti tolti dalle maglie del caporalato, persone che vengono dal circuito della giustizia riparativa, ex-detenuti. Il terreno è stato concesso gratuitamente dalla commissione straordinaria del Comune di Cerignola all’Ats nell’ambito del progetto denominato “La strada. C’è solo la strada su cui puoi contare”, vincitore dell’avviso della Regione Puglia “Cantieri innovativi di Antimafia Sociale: educazione alla cittadinanza attiva e miglioramento del tessuto urbano” per consentirne la valorizzazione così come previsto dalla legge 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie.

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