Truffa alla società “Ariete” del porto di Bari, droga ed estorsioni. Condannate 7 persone

67 Visite

Il Tribunale di Bari ha condannato sette imputati a pene comprese tra i 7 anni e i 13 mesi di reclusione e ne ha assolti altri due nel processo nei confronti di affiliati al clan Capriati di Bari accusati di estorsioni a commercianti, falso e truffa ai danni della società Ariete che gestiva i servizi nel porto del capoluogo pugliese. In particolare i giudici hanno condannato Sabino Capriati, figlio del boss Filippo, alla pena di 13 mesi e al pagamento di 500 euro di multa per truffa, per essersi in più occasioni assentato dal luogo di lavoro.

Assolti coloro che secondo l’accusa lo avevano aiutato, Vito Genchi e Giovanni Rossini, “perché il fatto non costituisce reato”. Stando alle indagini della Polizia, coordinate dal pm Fabio Buquicchio, il clan aveva assunto di fatto il controllo del servizio di assistenza e viabilità all’interno del porto di Bari, potendo contare su dipendenti compiacenti. Tra gli imputati condannati c’è un ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate, Emanuele Pastoressa (1 anno e 10 mesi di reclusione), accusato di truffa per aver prospettato una verifica fiscale ad un imprenditore se non avesse pagato 50 mila euro al clan.

La condanna più alta, a 7 anni, per reati di droga con esclusione dell’aggravante mafiosa, è stata inflitta nei confronti del pregiudicato Mario Ferrante. Oltre lui altri tre imputati sono stati condannati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti: Carmelo Recchia (4 anni e 7 mesi), Vito Antonio Cutrofo (4 anni) e Fabio Colasante (1 anno e 4 mesi). L’unica donna imputata, Nunzia Loseto, è stata condannata alla pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione per estorsione a un commerciante. I giudici hanno inoltre condannato Sabino Capriati al risarcimento danni nei confronti della cooperativa Ariete e dell’Autorità portuale.

Nell’ambito dello stesso procedimento sono già stati condannati in appello con il rito abbreviato altri 22 imputati, tra i quali il boss Filippo Capriati (20 anni di reclusione), padre di Sabino, e suo fratello Pietro (10 anni e 8 mesi), nipoti dello storico capo clan Antonio.

Promo