Ex Ilva, i sindacati si autoconvocano al Mise

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Dai sindacati metalmeccanici parte “una nuova richiesta di incontro ai ministeri competenti” sulla questione ex Ilva. “In caso di mancato riscontro -viene annunciato- in merito a una convocazione da tenersi entro la fine del mese di ottobre, che avvii una reale trattativa, Fim, Fiom e Uilm si autoconvocheranno con presidio permanente presso il Ministero dello Sviluppo Economico per chiedere una discussione complessiva a partire dal piano industriale e da quello ambientale, sulle scelte tecnologiche future che il gruppo intende adottare, il percorso di ricollocazione dei lavoratori in Amministrazione Straordinaria, chiarezza sulla gestione del mondo degli appalti, utilizzo di fondi per il potenziamento degli ammortizzatori sociali perché il piano possa essere realmente accompagnato da una tenuta sociale e non penalizzi ulteriormente i lavoratori”.

Per Fim, Fiom e Uilm “l’unico piano industriale discusso e condiviso resta quello sottoscritto presso il ministero dello Sviluppo Economico il 6 settembre 2018 con il quale venivano salvaguardati tutti i livelli occupazionali, comprensivi della garanzia occupazionale per i lavoratori in Ilva in A.S. con la risalita produttiva a 8 milioni di tonnellate prevista al 2024. È, pertanto, una evidente contraddizione il limite occupazionale (10.700 addetti nel 2025 a parità di volumi) per l’ex Ilva prevista nella nota di aggiornamento al DEF di cui si è appresa la notizia dai media”.

È chiaro, attaccano i sindacati, “che, ad oggi, l’ingresso del socio Invitalia non ha segnato alcuna discontinuità rispetto a una gestione che peggiora le condizioni degli impianti e che corre il rischio di perdere l’occasione di sfruttare la positiva fase di mercato dell’acciaio in cui tutti gli altri produttori stanno procedendo con importanti investimenti”.

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