Per 115 dipendenti del Cotonificio Albini di Mottola arriva un anno di cassa integrazione per cessazione attività

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Termina a fine mese la cassa integrazione Covid per i 115 dipendenti del cotonificio Albini di Mottola (Tatanto) partita a luglio scorso. La cassa Covid ha consentito di fronteggiare, almeno sul piano occupazionale, la chiusura dello stabilimento con la messa in liquidazione della società Tessitura di Mottola da parte del gruppo Albini che ha il suo quartier generale ad Albino, in provincia di Bergamo.

L’azienda a Mottola è ferma da tempo. “Finita la cassa Covid -spiega Giordano Fumarola, segretario della Filctem Cgil- partiremo con un anno di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività. Il verbale è stato già firmato. Abbiamo quindi altri 12 mesi per mantenere i posti di lavoro e non disperdere il patrimonio costituito da questa azienda”.

Il 14 ottobre ci sarà un incontro in Regione Puglia per verificare se ci sono nuovi imprenditori disposti a rilevare il complesso Albini, entrato in produzione agli inizi degli anni 2000 grazie anche al supporto di fondi pubblici e specializzato nella produzione di tessuti per camicie anche per grandi marchi. Albini ha incaricato la società di scouting Vertus di testare possibili nuovi soggetti disposti a subentrare nella gestione degli impianti di Mottola che Albini dismette definitivamente per crisi e l’avanzata della concorrenza internazionale. “Abbiamo saputo informalmente -dichiara Fumarola- che per Albini c’è stata di recente una visita da parte dell’imprenditore Angelo L’Angellotti che ha la Zanzar Sistem a Grottaglie ma il sopralluogo non è approdato a buon fine”. “Non se ne è fatto nulla, secondo noi -prosegue Fumarola-, perché contrariamente ad un’altra azienda tessile, Miroglio, che ha chiuso nel Tarantino, Albini vuole monetizzare dalla vendita dello stabilimento, che oltretutto è anche nuovo ed ha i pannelli fotovoltaici sul tetto, e quindi consente di risparmiare sull’energia. Miroglio, invece, cedette gli impianti ai due comuni interessati, Ginosa e Castellaneta, al prezzo simbolico di un euro e pose come unico vincolo la riassunzione del personale che lasciava da parte dei nuovi investitori”.

“Probabilmente -aggiunge Fumarola- Zanzar Sistem non ha trovato convenienza nella possibilità di prendere gli impianti Albini di Mottola per riconvertirli nella sua attività che è produzione di zanzariere, tapparelle, tende tecniche e altro. Non pensiamo che un ostacolo sia stata la specializzazione del personale Albini che è sul tessile perché ci sarebbero stati i corsi di riqualificazione professionale della Regione Puglia”.

“Il confronto del 14 ottobre in Regione -rileva l’esponente Filctem Cgil- sarà importante per capire se altri soggetti nel frattempo si sono fatti avanti. La Regione ci disse che per Albini si poteva anche pensare ad una soluzione come quella trovata la scorsa estate per la cessione di Tessitura del Salento di Melpignano con l’accordo raggiunto tra Canepa spa e il gruppo GDA di Galatina nonostante il momento di difficoltà del tessile. Aspettiamo di verificare – conclude Fumarola – quali margini esistono per questa possibilità”.

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