Cerignola, in terreno confiscato alla mafia vendemmia per vino rosso Igp Puglia e raccolta olive “Bella”

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Vino rosso Puglia di indicazione geografica protetta (Igp) sui sette ettari del terreno confiscato alla mafia a Cerignola (Foggia). È questo l’obiettivo su cui sta lavorando l’associazione temporanea di scopo (Ats) ‘Le terre di Peppino Di Vittorio’, a cui il terreno è stato affidato dal comune di Cerignola. La rete è composta dalle cooperative sociali Altereco in qualità di capofila, Medtraining e il centro di servizio al volontariato di Foggia.

“La vendemmia è iniziata da 10 giorni e dovrebbe concludersi a metà della prossima settimana”, dichiara il presidente della cooperativa Altereco, Vincenzo Pugliese, 42 anni, di Cerignola, da sempre impegnato nel volontariato e nella promozione della cittadinanza attiva. “Nella vendemmia sono impiegate anche persone che arrivano dal circuito penale e che in questo modo hanno la possibilità di essere reinserite nelle società, ottenendo il riscatto dopo aver saldato il debito con la giustizia”, racconta.

“Contiamo di riuscire ad arrivare a 3.500-4mila bottiglie per il primo anno di vendemmia -continua Pugliese-. Le bottiglie saranno distribuite nel periodo di Natale attraverso i contatti social della rete di cooperative”. Esperienza analoga è stata portata avanti dalla coop Altereco sul terreno confiscato alla mafia che si trova in contrada Scarafone, sempre a Cerignola, dove sono stati già raccolti d’uva. Grappoli di libertà.

“Oltre alla vendemmia per imbottigliare il vino rosso Puglia di indicazione geografica protetta (Igp), sul terreno confiscato alla mafia abbiamo iniziato a raccogliere le olive. Si tratta della cosiddetta oliva Bella di Cerignola, una varietà particolare delle nostre parti -conclude il presidente dell’associazione-. Iniziamo quest’anno e speriamo di riuscire ad arrivare a 20-30 quintali di olive. Una volta terminata questa fase, passeremo a quella del confezionamento dei vasetti. Anche in questo caso, trovano occupazione persone che arrivano dal circuito penale”, conclude.

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