Legambiente dice sì al parco eolico offshore al largo di Brindisi

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L’annuncio della possibile costruzione al largo di Brindisi di un impianto eolico offshore autogalleggiante di 1200 MW composto da 100 aerogeneratori non ha colto di sorpresa Legambiente in quanto nelle scorse settimane i rappresentanti di Falck Renewables e Blu Float Energy avevano avviato una fase di presentazione e condivisione dell’idea progettuale.

L’impianto potrà produrre 3.500 GW/anno e come sottolineato dai rappresentanti delle società ciò corrisponde al consumo di circa 1 milione di utenze domestiche italiane, evitando così l’emissione di 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

“È risaputo che Legambiente è sempre stata favorevole a impianti offshore -dichiarano Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, Ruggero Ronzulli, presidente regionale e Doretto Marinazzo, presidente del circolo di Brindisi-. Se realmente vogliamo uscire dall’era fossile è fondamentale investire con coraggio nelle rinnovabili, ovviamente fatte bene e compatibili con l’ambiente e il territorio. Per questo è fondamentale che il ministero della Transizione ecologica adotti anche un Piano delle aree idonee, in cui disciplinare chiaramente questi nuovi impianti”.

“Ci sono alcune condizioni irrinunciabili per sostenere questa scelta -sottolineano Ciafani, Ronzulli e Marinazzo- la prima: l’impianto, unitamente a quelli di produzione di energia elettrica e idrogeno da moto ondoso, solare termodinamico e fotovoltaico (che potrebbe raggiungere i 300 MW in area SIN), deve essere alternativo rispetto alla centrale termoelettrica di Cerano che dovrebbe essere smantellata, sottoponendo l’area a bonifica e riqualificazione. La seconda condizione è che si realizzi uno scrupoloso studio di fattibilità che analizzi la portata possibile e sostenibile dall’ecosistema marino dell’impianto, il superamento delle criticità inerenti la navigazione e la conduzione a terra dell’energia prodotta attraversando le praterie di poseidonia e, a quel che risulta, il SIC mare antistante l’area attualmente occupata dalla centrale ENEL per connettersi all’elettrodotto”.

“È essenziale ovviamente la fase di scoping prevista dalle imprese, da tradurre in una costruttiva consultazione sulla fattibilità del progetto, ben prima che si giunga a sottoporlo a procedura di valutazione di impatto ambientale presso il ministero della Transizione ecologica”, concludono.

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