Xylella, Amati: “Usati prodotti non efficaci contro disseccamento. Meglio le buone pratiche agricole”

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I tecnici dell’assessorato regionale pugliese all’Agricoltura hanno riferito che non c’è prova scientifica della efficacia di due prodotti che vengono commercializzati in queste ultime settimane come utili per combattere Xylella fastidiosa, la batteriosi che ha decimato gli ulivi salentini. Lo comunica il presidente della commissione regionale Bilancio e programmazione, Fabiano Amati.

“Spero che il Comune di Lecce revochi l’autorizzazione a usare il suo logo e l’Università di Bari diffidi all’utilizzo del proprio”, afferma Amati, in riferimento ai cartelli utilizzati per segnalare la sperimentazione in corso. Su tali cartelli, infatti, compaiono i loghi del Comune di Lecce e dell’Università di Bari.

Le affermazioni di Amati seguono l’audizione dell’assessore all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, del responsabile del Servizio Fitosanitario regionale, Salvatore Infantino, e del direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia, Gianluca Nardone. “Non esiste, al momento, un prodotto terapeutico in grado di contrastare il disseccamento degli ulivi provocato dal batterio Xylella o da altre fitopatologie allo stato incurabili”, spiega ancora Amati citando le conclusioni di Infantino. Fabiano Amati prosegue: “Ovviamente avremmo avuto piacere, qualora fosse stato registrato un esito diverso e per così dire miracoloso, ma dobbiamo invece rilevare che restano ancora le buone pratiche agricole e l’eradicazione, almeno con riferimento alla Xylella, le uniche strade per prendere tempo nell’attesa della scoperta di una cura efficace”.

Nardone, ha annunciato che si procederà attraverso gli uffici legali per valutare gli eventuali presupposti di pubblicità ingannevole, mentre l’assessore Donato Pentassuglia ha ribadito che nessuno dei due prodotti può considerarsi un rimedio e che su questo si è già espresso il comitato scientifico. “Auspico che le amministrazioni pubbliche non commettano gli errori del passato, dando credito a teorie non scientifiche che di danni ne hanno fatti fin troppi -afferma ancora Fabiano Amati- e che non ci hanno dunque permesso di comprare tempo e ridurre la distruzione. Nel corso dell’audizione abbiamo anche appreso, ed è questa un’incoraggiante buona notizia, di alcuni studi americani e spagnoli che sembrerebbero far ben sperare nell’utilizzo di alcuni virus che si nutrono del batterio. Ma bisognerà comunque vedere cosa accade nel passaggio dai laboratori ai campi”.

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