Cgil su crisi Leonardo a Grottaglie, “Se ci sono dubbi sulla commessa, l’azienda vada oltre”

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“Un’azienda come Leonardo non può fare spallucce. La crisi a Grottaglie va letta nell’ambito di una complessità che non riguarda solo il mercato in fase di pandemia o post pandemia. È una condizione di recessione che va analizzata cogliendo anche il rischio di un totale disinteresse per il sito di Grottaglie anche in funzione di un possibile ridimensionamento totale delle commesse collegate alla costruzione delle parti di fusoliera del Boeing 787”. Così il segretario generale della Cgil di Taranto, Paolo Peluso, oggi a seguito di un coordinamento a cui hanno preso parte le categorie della Fiom e della Filcams con i loro segretari generali, Giuseppe Romano e Paola Fresi, e i delegati e Rrs dell’intero gruppo che comprende lavoratori diretti e indiretti.

“Se ci sono dubbi o perplessità attorno alla commessa che inizialmente prevedeva la costruzione, a Grottaglie, di 1.400 fusoliere del Boeing 787, la multinazionale deve sapere andare oltre”, aggiunge Peluso. “Lo si deve ai 1300 lavoratori diretti con contratto metalmeccanico, alle centinaia dell’appalto metalmeccanico e multiservizi, ma anche a un territorio dove a quell’insediamento industriale si guardava con speranza in virtù della forte spinta innovativa e tecnologica e alla produzione sostenibile”, prosegue.

“In bilico oggi sembrano i destini dei lavoratori della Leonardo Logistic, dell’Axist, della Tecnoplanth, della Siram Veolia, della TSM e anche quelli degli addetti alle mense e alle pulizie civili e industriali”, aggiunge Peluso. “Chiediamo che l’azienda si assuma le sue responsabilità e che vengano individuate soluzioni vere e non semplici tappa buchi capaci di salvare il grande patrimonio di professionalità espresse da queste aziende e andare oltre la mono-committenza, con investimenti su altri segmenti produttivi civili e militari”, conclude.

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