Giudice annulla licenziamento dipendente dell’ex Ilva, ordinato il reintegro

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Con sentenza depositata oggi, il giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto, Giovanni de Palma, ha annullato il licenziamento del dipendente Matteo Petralla da parte di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) e obbligato all’azienda al reintegro nel posto di lavoro e al risarcimento del danno.

Acciaierie d’Italia aveva contestato al dipendente di aver “negligentemente omesso di verificare prima di impegnarlo con il locomotore”, un binario interno del siderurgico. E quindi, si legge nella sentenza a proposito dell’accusa aziendale, “una parte del convoglio (ovvero, segnatamente, l’ultima carrelliera del carro siluro n. 41) anziché transitare sul binario bilici, imboccava il differente binario denominato “campata rottame”, deragliando”. Tutto questo, per l’azienda, “ha provocato un grave danno patrimoniale”. Il giudice ha invece ritenuto che Acciaierie d’Italia “non abbia fornita adeguata dimostrazione del fatto che il deragliamento oggetto di contestazione si sia verificato proprio in ragione del posizionamento non corretto del deviatoio L200 e, ancora più a monte, che ciò possa essere dipeso da una negligente omissione della verifica di detto posizionamento ascrivibile al Petralla”.

Per il giudice, “difettando la prova della sussistenza del fatto contestato e, quindi, della giusta causa addotta dal datore di lavoro, l’atto di recesso oggetto di impugnativa non può, dunque, che risultare illegittimo”. Per il magistrato, “conseguentemente il licenziamento disciplinare comminato al Petralla con nota datoriale del 12.10.2020 è, dunque, da annullare per insussistenza del fatto contestato, con condanna di Acciaierie d’Italia s.p.a. alla reintegrazione nel posto di lavoro”. Il giudice ha stabilito che l’indennità deve essere “pari alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello della effettiva reintegrazione”.

La Uilm, che ha assistito il lavoratore in giudizio con testimonianze dei propri rappresentanti, afferma che “dal primo momento abbiamo accertato che non c’erano mai stati i presupposti di un provvedimento così violento nei confronti del lavoratore”

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