Dalle indagini sulla strage di San Marco in Lamis, scoperta attività di estorsione agli agricoltori del nord Gargano. Due persone arrestate

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Avrebbero costretto almeno una ventina di agricoltori del foggiano ad utilizzare i servizi per la mietitura del grano e dell’orzo di una ditta da loro controllata. Se si rivolgevano ad altre ditte subivano l’incendio dei terreni e danneggiamenti ai loro mezzi. E’ quanto scoperto dai carabinieri di San Marco in Lamis, che hanno arrestato due persone: Luigi Ferro – andato in carcere – e un 50enne – andato ai domiciliari- titolare di una ditta che opera nel nord del Gargano.

I due sono accusati di estorsione in concorso. Le indagini, coordinate dalla procura di Foggia, sono partite dopo la strage di San Marco in Lamis del 9 agosto del 2017 in cui furono uccisi il boss Mario Luciano Romito, il cognato Matteo de Palma e due innocenti, gli agricoltori Aurelio e Luigi Luciani.

Durante un servizio di controllo gli investigatori, nell’abitazione di pregiudicato di San Marco in Lamis, trovarono due block-notes in cui erano annotati nomi e cifre che si riferivano alle pesature della raccolta di cereali. Sono venti gli agricoltori che avrebbero subito le pressioni dei due arrestati anche se gli inquirenti non escludono che il numero delle vittime delle estorsioni possa essere superiore. Secondo quanto emerso dalle indagini i due avrebbero costretto gli agricoltori, proprietari di terreni in localita’ “Brancia” nelle campagne di San Severo ad effettuare la mietitura da una ditta da loro controllata: inoltre parte del guadagno, hanno spiegato gli investigatori, andava a Ferro. Se rifiutavano subivano danneggiamenti ai mezzi e a volte, anche l’incendio dei loro terreni.

Nessuna altra ditta -hanno spiegato gli investigatori- poteva lavorare in quel territorio perche’ costretta a fuggire per paura di subire danneggiamenti”. Inoltre i due indagati, secondo gli investigatori, costringevano le vittime a custodire i mezzi nei loro capannoni dietro somme che andavano dai dai mille ai 4mila euro l’anno. Le indagini hanno anche accertato che numerosi agricoltori sono stati costretti a far pascolare, nei propri terreni, gli animali di proprieta’ di uno degli indagati a titolo gratuito, oltre ad essere obbligati a consegnargli parte del raccolto senza alcuna altra lecita motivazione, nonche’ cedere gratuitamente la paglia che rimaneva sul terreno al termine della mietitura.

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