Ex Ilva: operaio licenziato, reintegrato e di nuovo licenziato

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Era stato licenziato a marzo 2020 per aver filmato col cellulare un altro operaio sulla copertura del parco minerali del siderurgico, diffondendo sui social e le immagini, poi reintegrato con provvedimento del giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto a febbraio scors e adesso nuovamente licenziato perché sorpreso a un controllo con 5 matasse di rame nello zaino, trafugate dallo stabilimento.

È la vicenda di Graziano Zingarello, dipendente di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, a Taranto. Il licenziamento è per giusta causa, sottolinea l’azienda nella nuova lettera inviata al dipendente.

Il controllo è avvenuto mentre Zingarello, finito il turno serale, varcava la portineria della fabbrica. A richiamare l’addetto alla vigilanza è stato il suono del dispositivo di controllo. Nella lettera di contestazione aziendale, si legge che Zingarello ha spontaneamente affermato di avere nello zaino del cavo di rame, di averlo rinvenuto nei pressi della cokeria e di essersene appropriato. Ma tale materiale, precisa l’azienda, “è di esclusiva proprietà aziendale”.

Di qui il licenziamento perché, motiva Acciaierie d’Italia, la condotta attuata dal dioend “è idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del contratto di lavoro in essere”. A marzo 2020 Zingarello era stato licenziato per aver filmato un operaio di Lemisa W, impresa suappaltatrice dell’azienda Cimolai, rimasto solo sulla copertura del parco minerali a 80 metri di altezza. In questa occasione, nel licenziare il dipendente, l’ex Ilva disse che le riprese video effettuate da Zingariello – oltre a contravvenire ad uno specifico divieto aziendale – “unitamente ai commenti registrati, hanno ingenerato nei soggetti a cui è stato inoltrato, una distorta percezione della realtà fondata sull’erroneo convincimento di una disapplicazione delle norme in materia di sicurezza da parte della società, ovvero di una irresponsabile organizzazione del lavoro della committente con riferimento alle ditte che operano in regime di appalto all’interno dello stabilimento”.

A febbraio scorso, però, con una ordinanza il Tribunale di Taranto ha reintegrato Zingariello nel posto di lavoro in fabbrica ritenendo, tra l’altro, che non fosse stata raggiunta la prova certa in ordine al fatto che Zingariello avesse con il cellulare filmato quando stava accadendo e che avesse trasmesso il video a terzi.

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