Omicidio dell’ex maresciallo dei Carabinieri, per il gip l’uomo arrestato di San Donaci era ancora collegato alla Sacra Corona Unita

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“I collegamenti di Aportone con ambienti criminali, evidentemente mai interrotti, non sono solo di epoca recente, ma datano da lungo tempo e riguardano rapporti con soggetti di elevatissimo spessore delinquenziale e addirittura mafioso”. Lo scrive il gip del tribunale Lecce, Sergio Mario Tosi, nel provvedimento di custodia cautelare a carico del 70enne Michele Aportone, di San Donaci (Brindisi) finito oggi in carcere per l’omicidio dell’ex maresciallo dei carabinieri Silvano Nestola, 46 anni, ucciso la sera del 3 maggio scorso, alla periferia di Copertino (Lecce), dalla villetta della sorella dove aveva cenato con il figlio di 11 anni, unico testimone oculare.

“Basti pensare, infatti, che il collaboratore di giustizia Gianfranco Presta lo ha indicato come coinvolto in attività illecite con Salvatore Buccarella, storico elemento di vertice della Sacra corona unita”, si legge nell’ordinanza eseguita oggi dai carabinieri di Lecce. La Sacra corona unita è l’associazione di stampo mafiosa ancora attiva tra le province di Brindisi e Lecce. Nell’ordinanza è riportato anche un passaggio del verbale reso da Presta il 20 ottobre 1998, in cui si riferisce di attività legate “alla sofisticazioni di vini”.

Scrive il gip: “Si tratta di dichiarazioni che, pur datate, sono significative da un lato del rapporto antico di Aportone con ambienti e soggetti criminali, dall’altro della sua abitudine a muoversi in tempo di notte per svolgere attività illecite, esperienza evidentemente tornata utile nella commissione dell’omicidio per il quale si procede”.

Per il gip, oltre a esserci una “solida piattaforma indiziaria a carico dell’indagato”, sussistono le esigenze cautelari legate alla “reiterazione del reato e all’inquinamento delle prove”.

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