Nuova Cassa integrazione covid per 115 dipendenti della Tessitura di Mottola

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Una nuova tranche di cassa integrazione Covid per i 115 dipendenti della Tessitura di Mottola, società che il gruppo Albini ha messo in liquidazione per crisi di mercato.

La nuova cassa Covid per gli addetti Albini è resa possibile dall’ultimo provvedimento del Governo che l’ha estesa sino a fine anno, dopo una prima conclusione a fine ottobre, ad una serie di settori produttivi che risentono ancora degli effetti della pandemia tra cui il tessile. Sindacati e azienda hanno avuto nelle ultime ore un incontro per l’ulteriore cassa Covid che si attiva dall’1 novembre.

I dipendenti della Tessitura di Mottola hanno già usufruito delle precedenti fasi di cassa Covid. “Il fatto di avere la cig Covid – spiega ad AGI Giordano Fumarola di Filctem Cgil – ci permette di far partire più in là nel tempo la cassa integrazione per cessata attività che abbiamo già attivato per lo stabilimento di Mottola. Si tratta in questo caso di ulteriori 12 mesi”. “Il punto, però, non sta tanto nell’aver guadagnato altre settimane di cig con la causale Covid, quanto nel fatto che ad oggi non ci sono soluzioni che facciano prefigurare una ripresa del lavoro per il personale di Albini a Mottola – prosegue Fumarola -. Allo stato, non si sono fatti avanti altri imprenditori disposti a investire e a riassorbire la manodopera, ne’ ci sono ipotesi praticabili di reindustrializzazione del sito”.

Qualche mese fa ha effettuato un sopralluogo nello stabilimento Albini l’imprenditore Angelo L’Angellotti, del gruppo Zanzar Sistem, orientato a cercare nuove sedi per la propria attività, ma il discorso si è fermato al sopralluogo e l’imprenditore non ha manifestato ulteriore interesse. “Abbiamo avuto un confronto con la Regione Puglia – conclude Fumarola – in ordine a percorsi di formazione professionale collegati alle politiche attive del lavoro, siamo in attesa di saperne di più”.

Lo stabilimento Albini, specializzato nella produzione di tessuti per camicie di alta gamma, è fermo da molti mesi. L’azienda -il cui quartier generale è ad Albino, in provincia di Bergamo- è arrivata nel Tarantino negli anni 2000 grazie agli incentivi della legge 181 del 1989 sulla reindustrializzazione.

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