Droga e estorsioni, sgominato clan Loiudice. Arresti ad Altamura, Triggiano, Grumo Appula, Matera

297 Visite

Ventiquattro persone, indagate per associazione mafiosa ed altri gravi reati, sono state arrestate dai carabinieri di Bari su disposizione del Gip ad Altamura, Triggiano, Grumo Appula, Matera, Montescaglioso e Miglionico. Si tratta di presunti appartenenti all’agguerrito clan “Loiudice” di Altamura.

Capi e affiliati sono stati neutralizzati da una complessa indagine che, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, ha colpito in modo decisivo un pericoloso gruppo criminale, attivo sull’area murgiana. L’operazione denominata “Logos”, costituisce il compendio di un’articolata indagine, avviata alla fine del 2017 e che si è avvalsa anche delle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, che hanno permesso di costruire un solido quadro indiziario in ordine ai gravissimi reati contestati agli indagati.

L’attività ha consentito di fotografare la perdurante operatività dell’organizzazione criminale facente capo a Giovanni Loiudice, detto Giannino, legata dapprima al clan Parisi e in ultimo al clan Capriati, ed attiva con carattere di stabilità nel territorio di Altamura. Le indagini hanno permesso di evidenziare “la cosiddetta zona grigia”, ossia “l’accertata succube sudditanza verso gli interessi del clan Loiudice proveniente da professionisti di varia estrazione, quali dipendenti comunali, sempre pronti ad aderire o addirittura a prevenire con estremo zelo le richieste in ordine ai bisogni o alle aspettative più svariate, anche quando non compatibili con norme di legge o doveri deontologici, per il rispetto portato verso i rappresentanti del clan, ed il desiderio di evitare qualsiasi genere di insoddisfazione dei temibili interlocutori”.

L’operatività dell’associazione è stata documentata nel traffico di stupefacenti, così come riscontrato dai numerosi episodi di spaccio accertati a dai sequestri di droga effettuati durante le indagini, nei furti di auto e nelle estorsioni, effettuate con il metodo del “cavallo di ritorno”, nello sfruttamento e nel favoreggiamento della prostituzione di alcune donne di nazionalità straniera e nella turbativa d’asta immobiliare.

Al fine di assicurare il sostentamento economico del clan e degli affiliati, inoltre, il sodalizio si adoperava per far vincere agli interessati alcune gare per pubblici incanti di edifici e terreni posti all’asta, in cambio di denaro pari a una percentuale dell’importo di aggiudicazione, costringendo, con la forza intimidatrice del gruppo, gli altri partecipanti all’asta a desistere dal presentare offerte al rialzo.

Le indagini patrimoniali condotte dai Carabinieri hanno anche consentito alla Direzione Distrettuale Antimafia di chiedere e ottenere dal Giudice il sequestro preventivo di una società a responsabilità limitata, attiva nella commercializzazione di birra artigianale, riconducibile a Giovanni Loiudice e al figlio Alberto, nonché di un’autovettura di grossa cilindrata intestata a Giannino, conseguente alla documentata sproporzione tra reddito dichiarato e le evidenze patrimoniali rilevate di circa 260mila euro.

Promo