Agguato alla discoteca Demodè, per il Pm c’è stato “metodo mafioso”. Autore identificato con una foto del padre ritrovata sul posto

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C’é anche il metodo mafioso tra le aggravanti contestate al pregiudicato 45enne barese Giovanni Gualberti, in carcere dal 14 novembre per il tentato omicidio di un buttafuori 45enne all’esterno della discoteca Demodé di Modugno (Bari).

Il buttafuori e’ stato ferito con due colpi di pistola nella notte tra sabato e domenica per aver vietato a Gualberti di entrare nel locale in quanto sprovvisto del green pass. L’indagato, arrestato in quasi flagranza a meno di 24 ore dall’aggressione, risponde di tentato omicidio pluriaggravato, dai futili motivi e dal metodo mafioso. Stando a quanto ricostruito dai carabinieri, coordinati dal pm Marcello Quercia con il collega della Dda Fabio Buquicchio, avrebbe preteso di entrare spintonando il buttafuori, poi mostrando l’arma in segno di minaccia lo avrebbe schiaffeggiato e infine colpito con due proiettili alla coscia e all’addome. Lo avrebbe fatto -ritengono gli inquirenti- perché davanti ad alcuni amici, soprattutto donne, il buttafuori avrebbe messo in discussione la sua autorità criminale.

Gualberti ha numerosi precedenti per mafia e traffico di droga, per i quali ha trascorso quasi 20 anni in carcere, ed e’ ritenuto il referente del clan Strisciuglio a Bari vecchia. Il buttafuori, ormai fuori pericolo dopo un intervento chirurgico e due giorni in rianimazione, ha raccontato agli investigatori dinamica e movente dell’aggressione, confermando la versione gia’ fornita dal collega che era con lui all’ingresso e il contenuto delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della discoteca.

A ulteriore conferma della sua identificazione, c’é anche il dettaglio della foto del padre morto di Gualberti ritrovata sul luogo dell’aggressione, forse lasciata cadere dalle tasche durante la colluttazione con il buttafuori. L’udienza di convalida dell’arresto è fissata per domani mattina nel carcere di Bari.

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