Cade il sindaco Melucci a Taranto, ma un assessore fa ricorso. “Le dimissioni dei consiglieri sono irregolari”

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La consegna degli atti di dimissioni di 17 consiglieri comunali di Taranto, avvenuta ieri, che determina lo scioglimento anticipato della massima assise cittadina, secondo l’assessore comunale ai Lavori Pubblici Francesca Viggiano sarebbe viziata da irregolarità.

Per l’esponente della giunta del sindaco Rinaldo Melucci, che ha presentato un ricorso allo stesso Comune (protocollo generale) e alla Prefettura, “le dimissioni devono considerarsi irrituali, irricevibili e pertanto improduttive di effetti in quanto rassegnate in spregio all’articolo 38, comma 8, del Tuoel (Testo unico ordinamento enti locali, ndr). I consiglieri avrebbero presentato le dimissioni contestualmente a un notaio e l’atto sarebbe stato poi depositato da una terza persona alla segreteria generale del Comune. “Dalla disamina degli atti di dimissione -scrive Viggiano- della carica di consiglieri comunali, o presunti tali, presentata da tale Agnino Giuseppina per 17 consiglieri comunali, è, a parere della scrivente, irrituale, illegittima e non rispondente al dettato normativo”.

Per l’assessore, “i singoli atti di dimissione non recano alcun numero di protocollo. L’unico protocollo esistente con timbro del servizio di gabinetto fa riferimento a una nota di trasmissione allegata ai pretesi atti di dimissione indicati in numero di 18 e non 17, a firma non autenticata della signora Agnino Giuseppina, presunta delegata, la cui identita’ non e’ stata certificata all’atto del deposito”. Inoltre, aggiunge Viggiano, “non risulta essere stata effettuata alcuna identificazione della predetta signora Agnino Giuseppina all’atto del deposito della predetta nota. Non risulta nemmeno depositato il documento d’identità”.

Si aggiunge che “le dimissioni o presunte tali -è detto nel ricorso- trasmesse anche a mezzo Pec altro non sono se non un mero file pdf privo di qualsiasi attestazione di conformità e privo di firma autenticata digitale”. Viggiano sostiene infine che “le deleghe o presunte tali non sono state conferite con atto separato autenticato si come indicato da copiosa giurisprudenza amministrativa, né è stata mai raccolta alcuna firma autenticata della delegata della cui identità non v’è certificazione”. L’esposto dell’assessore è al vaglio del prefetto Demetrio Martino.

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