Lupara bianca a Canosa, una vittima uccisa e fatta sparire a causa della sua relazione sentimentale con la ex di un boss

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L’omicidio di Giuseppe Vassalli, avvenuto a Canosa di Puglia, l’8 agosto 2015 avvenne con l’obiettivo di “punire il giovane per la relazione sentimentale intrattenuta con la ex fidanzata di Cosimo Zagaria (uno degli arrestati, ndr), contro il divieto di quest’ultimo” e “per la fiorente attività di spaccio svolta in proprio dopo essersi affrancato da Sabino Carbone (un altro degli indagati finiti ieri in carcere, ndr), che sottraeva buona parte del mercato canosino degli stupefacenti alla leadership dei gruppi riconducibili a Boccuto-Zagaria e a Sabino Carbone, così rimarcando il proprio ruolo di potere e il controllo del territorio nello svolgimento dell’attività illecita e lanciando un chiaro monito alla collettività locale e a quanti ostacolassero il dominio delle piazze di spaccio, esercitando quella particolare coartazione e conseguente intimidazione proprie di quel tipo di organizzazioni”.

Lo scrivono i magistrati nell’ordinanza di custodia cautelare che, questa mattina, ha portato in carcere 8 persone nel territorio della Bat anche per gli episodi di lupara bianca avvenuti nella zona tra il 2003 e il 2015. Vassalli venne attirato con l’inganno sul luogo dell’omicidio e contro di lui vennero esplosi uno o più colpi di pistola e, poi, il corpo venne bruciato dopo la morte. Sorte non migliore toccò alle altre tre vittime accertate di lupara bianca, cioè Sabino D’Ambra, ucciso a 34 anni il 14 gennaio 2010; Sabino Sasso (21enne) e Alessandro Sorrenti (di 26 anni), morti il primo dicembre 2003.

Fondamentali per ricostruire gli episodi criminali sono state le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che hanno confermato “la caratura criminale” dei presunti responsabili “dediti -scrive il gip del Tribunale di Bari, Francesco Agnino- per modus vivendi a commettere delitti in modo continuativo e seriale”.

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