Teatro Petruzzelli, la famiglia Messeni Nemagna dovrà pagare i 43 milioni di soldi pubblici della ristrutturazione? Il legale: “Ricorreremo in cassazione”

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“Oggi la famiglia si sveglia da proprietaria e il Comune per la seconda volta da ex proprietario mentre la sua Fondazione si scopre abusiva detentrice senza titolo, condannata al rilascio del teatro e a perderne finanche il nome. La famiglia dovrà pagare il conto della ricostruzione? Questo lo dirà la Cassazione cui faremo ricorso”. Lo dichiara l’avvocato Ascanio Amenduni, difensore degli eredi Messeni Nemagna, che ieri la Corte di Appello di Bari ha dichiarato legittimi proprietari del teatro Petruzzelli, ordinando al Comune di restituire loro il teatro, ma condannandoli a restituire allo Stato gli oltre 43 milioni dei costi di ricostruzione dopo l’incendio.

“I Messeni -dice il legale- non hanno certo voluto le spese fatte durante l’esproprio, cioè sotto la censurata gestione del commissario governativo e quelle spese erano contrattualmente a carico della fondazione secondo il protocollo d’intesa. Il contratto è inefficace perché la Provincia non lo ha formalmente approvato dopo la firma del proprio presidente e nonostante le delibere di stanziamento per la sua esecuzione? E la ex Provincia è fiera di questa omissione che ha reso prive di validità le sue erogazioni? E la corte dei Conti che ne penserà? Ecco perché dico -ribadisce- che la politica ora si trova un credito annullabile in Cassazione, ma la pubblica amministrazione non si trova più un teatro che vale tre volte il credito”.

“Noi dal 2009 abbiamo chiamato i ministri di turno a ricomporre le fratture inferte dalla politica alla ricostruzione del teatro Petruzzelli. Certo noi non abbiamo ministri a cui rivolgerci, non stiamo nella stanza dei bottoni – aggiunge, con riferimento all’incontro urgente chiesto dal sindaco Decaro al ministro Franceschini dopo la sentenza – ma abbiamo dimostrato di saper difendere il diritto di proprietà dai vari attentati”.

“Siamo pronti a respingere anche un ulteriore assalto, ma speriamo – conclude – che i nostri interlocutori capiscano che era meglio rispettare i patti ed è meglio ripristinarli che cercare di sottrarre il teatro agli eredi di chi lo ha costruito oltre un secolo fa e che non chiedevano nulla di piu’ che il loro rispetto”.

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