Teatro Petruzzelli, per i giudici non è di proprietà del Comune ma è degli eredi Messeni Nemagna. Decaro chiede incontro al ministro Franceschini

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Quando il 29 gennaio 1896 il Comune di Bari concesse ad Antonio Petruzzelli “l’occupazione gratuita e perpetua della superficie di suolo pubblico ai fini della edificazione di un teatro”, poi inaugurato il 14 febbraio 1903, non sottoscrisse “un atto di occupazione o concessione del suolo”, ma un vero e proprio “trasferimento di proprietà”, tuttora valido. I giudici della Corte di Appello di Bari ha messo fine, così, alla decennale querelle giudiziaria sulla proprietà del teatro, stabilendo che appartiene agli eredi Messeni Nemagna.

Il Comune, che in autotutela con una delibera del giugno 2010 se ne dichiarò proprietario, dovrà ora restituire il bene alla famiglia perché, secondo i giudici, non aveva “potere autoritativo” per appropriarsene. Subito il sindaco Antonio Decaro ha chiesto l’interno del governo e in poche ore il ministro Dario Franceschini ha fissato un incontro a Roma, il 23 novembre, per affrontare la questione. È una vittoria a metà, però, quella degli eredi Petruzzelli, che per anni hanno rivendicato la proprietà del teatro.

Gli stessi giudici che hanno dato loro ragione sul punto, li hanno condannati a restituire allo Stato i costi sostenuti per la ricostruzione del teatro dopo l’incendio, quantificandoli in oltre 43 milioni di euro, “posto che -si legge nella sentenza- il complesso immobiliare, sostanzialmente distrutto e non utilizzabile in conseguenza del rogo del 1991, ha potuto recuperare il suo antico splendore e, soprattutto, piena funzionalità, soltanto grazie al corposo ed esclusivo sostegno economico pubblico”. E su questo è intervenuto il sindaco Decaro, spiegando che l’applicazione della sentenza, cioè la restituzione del teatro agli eredi Messeni Nemagna, “può determinare la sospensione delle attività della Fondazione e delle manifestazioni culturali già programmate nel teatro Petruzzelli. La nostra città -dice Decaro- ha già sofferto per troppi anni l’assenza del suo palcoscenico più prestigioso, e oggi questa pronuncia rischia di riportare Bari indietro di trent’anni, privandola non solo di una programmazione culturale finalmente all’altezza delle sue ambizioni, ma anche di una realtà che in questi ultimi anni è diventata un simbolo indiscutibile della nostra rinascita”.

Oltre ad esprimersi sulla questione relativa alla proprietà, i giudici della Corte di Appello, nell’ambito di un distinto procedimento, hanno depositato oggi anche un’altra sentenza che riguarda il teatro, pronunciandosi sulla validità del protocollo d’intesa sottoscritto nel novembre 2002 tra proprietà ed enti locali che ne regolamentava i rapporti, stabilendo che la ricostruzione del teatro sarebbe toccata alla parte pubblica e che, una volta ricostruito, la fondazione poteva gestirlo per 40 anni pagando 500 mila euro all’anno alla famiglia Messeni Nemagna.

I giudici, accogliendo il ricorso della Regione Puglia in sede di giudizio di rinvio dalla Cassazione, hanno dichiarato inefficace anche quel protocollo. Le due sentenze di oggi ribaltano anni di giudizi e di controversie e pongono domande, al momento senza risposta, sul futuro del teatro.

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