Taranto, dopo le dimissioni dei consiglieri Melucci lascia Palazzo di Città. “È caduta la loro maschera. Ma la rinascita prosegue”

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Cita una frase di Confucio (“La felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta”), annunciando, con un post su Facebook, che fra qualche ora lascerà l’ufficio di Palazzo di Città il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, al capolinea del suo secondo mandato dopo che 17 consiglieri comunali (alcuni dei quali fanno parte della maggioranza che lo aveva sostenuto) si sono dimessi contestualmente determinando lo scioglimento anticipato della massima assise cittadina. Il prefetto Demetrio Martino, sentito il Viminale, ora dovrà nominare un commissario prefettizio.

Il cammino di rinascita prosegue”, sottolinea Melucci. E aggiunge: “Avrei continuato ad amministrare ancora alcuni mesi e poi sarebbe partita ufficialmente la campagna elettorale. E invece cominciamo oggi. Finalmente liberi dai continui ricatti, da continui agguati alle spalle. Liberi di costruire una coalizione basata su persone con valori sani e competenze”. Taranto, osserva il primo cittadino, che era stato eletto nel giugno 2017, sostenuto da una coalizione di centrosinistra, “non meritava tutto questo male inutile, ma con me c’è una maggioranza di cittadini operosi e silenziosi che ama troppo questa città per lasciarla nelle mani di gente spietata e irresponsabile. È finalmente caduta la loro maschera”.

I 17 consiglieri dimissionari secondo Melucci “non hanno colpito il sindaco, hanno ferito duramente la loro stessa città. Quella città che dovevano onorare e rispettare”. Lo hanno fatto, conclude, “senza alcuna motivazione politica, senza alcuna logica”, mentre “si concretizzavano progetti mai realizzati prima, mentre si intercettavano bandi che spalancano le porte nel mondo del lavoro e della innovazione, mentre ripartivano innumerevoli cantieri, mentre la città pullulava di festival, stagioni teatrali, concerti, eventi sportivi internazionali, mentre -afferma Melucci- la città si riappropriava di autorevolezza, della sua identità, della sua dignità e del suo orgoglio”.

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