In Puglia nel 2020 più 14% di accesso delle donne nei centri antiviolenza

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Stando ai dati resi noti oggi dalla regione Puglia, sono stati 2.349 i nuovi accessi ai Centri antiviolenza pugliesi nel 2020, con un aumento di 290 rispetto all’anno 2019, pari al 14% e di 599 rispetto all’anno 2018 (+34%).

Il report è stato diffuso in occasione della presentazione di due campagne di comunicazione. La prima è ‘Non lavartene le mani’, promossa dall’assessorato al Welfare in collaborazione con Federfarma e la rete pugliese dei centri antiviolenza, che attrezzerà oltre 1.300 farmacie, dal Gargano al Salento, con speciali porta dispenser di gel igienizzante per le mani corredati di card informative con il numero utile 1522, attivo 7 giorni su 7, 24 ore su 24, da chiamare in caso di violenza. La seconda è ‘Pari Pari – Parità la vittoria più bella’, un progetto sperimentale, voluto dalla presidenza del consiglio in collaborazione con la sezione biblioteca e comunicazione istituzionale e il Teatro Pubblico Pugliese, che inviterà le classi del triennio delle scuole superiori pugliesi a cimentarsi nella realizzazione di una campagna di comunicazione social che sarà poi adottata e diffusa dal Consiglio stesso.

Stando ai dati diffusi dalla regione Puglia, le donne sono di nazionalità italiana per il 90% dei casi. Tra gli autori delle violenze figurano prevalentemente il partner e l’ex partner, che rappresentano complessivamente l’81%. Il partner attuale è l’autore di violenza nel 53,3% dei casi mentre gli ex continuano ad agire violenza, nonostante la chiusura del rapporto, nel 27,5 % dei casi.

Le donne più esposte alla violenza sono le coniugate e conviventi (52%), seguono le donne nubili (26%) e le donne separate/divorziate (21%). La percentuale più alta viene registrata tra donne che hanno età compresa tra i 30 e i 49 anni (58%) ma è significativa anche la percentuale delle donne di età compresa tra i 18-29 anni (15,7%). Il titolo di studio prevalente è quello di scuola media inferiore (38,78%), segue quello di scuola media superiore (37,7%), e il titolo di laurea per il 12,6%.

Nel 2020 la tipologia di violenza prevalente è quella psicologica (44,9%), seguita da quella fisica (40,7%) e dallo stalking (6,4%). Il 68% delle donne si era già rivolto ad altri servizi prima di contattate il centro antiviolenza e, in diversi casi, anche a più di un servizio. Sul totale delle donne seguite dai centri antiviolenza, nel 2020 ha denunciato il 39,3%, nel 2019 la percentuale era pari al 52,3%. Solo il 27,6% di queste donne ha un’occupazione stabile (- 6% rispetto al 2019) a fronte del 44,8% di donne senza occupazione (casalinghe e/o non occupate) e del 18,4% di donne con un’occupazione precaria e, quindi, con una fonte di reddito incerta. Le donne con figli rappresentano il 66% del totale e sono 106 i minori che hanno seguito le madri nelle case (nel 2019 erano 57).

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